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CINEMA E AUDIOVISIVO DEVONO ESSERE ALLEATI, NON AVVERSARI

13/09/2022



L’indagine SWG presentata in occasione del Festival del Cinema di Venezia per conto del MIC sulle motivazioni di disaffezione del pubblico italiano verso le sale cinematografiche ha confermato quanto già più volte ribadito da Univideo: allungare le finestre tra uscite in sala e altri canali distributivi (homevideo, piattaforme, tv ecc) non aiuta nessuno, anzi, favorisce solo il fenomeno illecito della pirateria

Milano, 13 settembre 2022 - Cinema e audiovisivo sono patrimonio economico e culturale del Paese, tanto più forti quanto più restano uniti. Pensare di metterli in contrapposizione e salvaguardare il primo a scapito del secondo, allungando le finestre temporali tra le uscite nelle sale cinematografiche e la diffusione per il mercato domestico, non favorirebbe certamente il ritorno del grande pubblico al cinema, causerebbe invece un grave danno per l’industria audiovisiva, incentivando gli atti di pirateria e l’accesso con modalità illecite. I dati SWG, presentati dal Ministero della Cultura, in occasione del Festival del Cinema di Venezia, dimostrano infatti che il calo dell’affluenza nei cinema è dovuto principalmente alla pandemia e che moltissimi dei fruitori del “cinema a casa” sono quelli che vanno ancora in sala. Secondo l’indagine, la prima causa della disaffezione degli italiani è il timore del contagio seguita dal fastidio per le restrizioni, quindi la carenza di tempo libero, la perdita dell’abitudine e a seguire i costi del biglietto e l’offerta poco invogliante.

Univideo, l’associazione che rappresenta editori audiovisivi italiani, ha più volte ribadito in diverse sedi, istituzionali, economiche e industriali, che allungare le finestre di esclusività non avrebbe impattato positivamente sull’affluenza degli italiani delle sale, sollecitando quindi il Ministro Franceschini a sospendere qualunque decisione sino alla presentazione dell’indagine commissionata proprio dal MIC. I dati parlano chiaro: gli italiani non hanno mai smesso di consumare opere cinematografiche e audiovisive, e vogliono continuare ad emozionarsi attraverso di esse. Le conseguenze della pandemia hanno semplicemente modificato le abitudini, innestando nelle persone un timore latente rispetto alla sicurezza di un luogo chiuso e contenuto qual è la sala cinematografica. Ma non è solo colpa del Covid: ci sono anche ragioni strutturali che incidono sulla disaffezione, come per esempio l’offerta, spesso non all’altezza dei gusti dei consumatori, l’attrattività esperienziale delle sale e il costo, in una fase di aumento esponenziale dell’inflazione. Ignorare questi aspetti riconducendo il tutto al solo tema delle window, vuol dire avere una visione parziale, poco lungimirante e favorire al contempo il fenomeno della pirateria, anche in considerazione del fatto che circa 97% degli incassi del box office si registra nelle prime 5 settimane di proiezione in sala.

“Auspico che si giunga ad una sintesi dal valore inclusivo e non arbitrario. Mettere in contrapposizione due parti di una stessa squadra è un errore che oggi non possiamo permetterci. Bisogna agire in modo proattivo e strategico e non invece, soltanto reattivamente attraverso la proposta di allungamento delle finestre. Una misura che andrebbe a penalizzare fortemente tutti” dice il Presidente di Univideo, Pierluigi Bernasconi. “Al Ministero abbiamo inviato una lettera con proposte precise tra cui l'allineamento per il comparto audiovisivo delle aliquote IVA, la deducibilità fiscale per tutti gli acquisti nel settore cultura, oltre ad una maggiore visibilità del Bonus Cultura per i 18enni, l’estensione dell’acquisto di supporti filmici all’interno del paniere “Bonus Insegnanti” e una forte azione di contrasto alla pirateria, con una nuova legge ad hoc per frenare con ancora maggiore efficacia e tempestività questi fenomeni illeciti. Anche alla luce dei dati presentati nei giorni scorsi – conclude Bernasconi – occorre lavorare in modo coeso e con una visione d’insieme, tutelando l’industria, le sale e i consumatori. In assenza di questa strategia sistemica, il risultato sarebbe solo e soltanto uno: l’incremento di un consumo illegale dei prodotti audiovisivi a scapito di un continuo abbandono dell’intrattenimento cinematografico da parte degli italiani”.

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